L'età comunale

Dopo i secoli bui seguiti alle invasioni barbariche, che portarono alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476 d.C.), in Europa intorno all'anno Mille (durante il cosiddetto Basso Medioevo, la fase più recente di questo periodo storico) vi fu una certa rinascita morale e spirituale.
Grazie al commercio, alla circolazione della moneta e all'intraprendenza di alcuni mercanti si osservò un rifiorire delle vecchie città e la fondazione di nuove. Questo fenomeno trovò terreno fertile in Francia, in Germania e nei Paesi Bassi (Lione, Colonia, Norimberga, Augusta. Amburgo, Lubecca ecc.), ma si sviluppò soprattutto nell'Italia centro-settentrionale: qui i Comuni divennero piccoli Stati indipendenti approfittando della lontananza dell'autorità imperiale (che risiedeva in Germania), della debolezza del regno italico (che passo' sotto il controllo di vari e spesso deboli sovrani) nonché di quelli normanni e bizantini.
Si trattava in principio di entità di estensione territoriale modesta, ma importantissime per il carico innovativo che portavano con sé. In contrapposizione all'ingessato mondo feudale, basato sui valori della proprietà terriera e della guerra e su un'economia in mano alle autorità tradizionali (e quindi di tipo curtense, ovvero accentrata intorno alla corte del feudatario locale, oppure gestita dal vescovo-conte) si andò così contrapponendo il dinamismo della città, con la sua operosità (da citare l'ampliamento e la fortificazione delle mura e la costruzione di nuovi edifici religiosi e civili) e con la tendenza a esercitare direttamente le funzioni amministrative e politiche. Nelle città erano confluiti piccoli proprietari terrieri (feudatari) e servi della gleba, ai quali si prometteva la possibilità di esercitare un mestiere. Dall'unione con la popolazione cittadina (borghesi, artigiani e professionisti) si vennero a creare le associazioni di popolo (Corporazioni o Arti) e di nobili (Consorterie), che costituirono la base per le future rivendicazioni politiche.
All'interno dei Comuni si vennero a creare quattro classi sociali, i nobili (magnati), il popolo grasso (grande borghesia, industriale o commerciale, organizzata nelle Arti Maggiori), il popolo minuto (media e piccola borghesia, artigiani, organizzati nelle Arti Medie e Minori) e la plebe, tra le quali scoppiarono presto contrasti per guadagnare in privilegi e libertà; il popolo grasso prenderà gradualmente il sopravvento sui nobili, mentre le ultime due categorie proseguiranno con scarse fortune la lotta per partecipare al governo cittadino.
In Italia i primi comuni indipendenti furono le repubbliche marinare, chiamate così perché sorsero sul mare, dove era facile instaurare commerci con luoghi anche lontani. Ecco quindi che già nel IX secolo (800-900 d.C.), il fenomeno comunale si era realizzato ad Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, dove la popolazione sceglieva i governanti e gestiva le forze militari.
Poco dopo il Mille fu la volta delle città dell'entroterra, tra le quali Milano, Bologna, Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Modena, Reggio e Parma, che si formarono per comunanza di interessi ecomomici e sociali. In questi nuclei cittadini, oltre ai nobili senza feudo, acquistarono sempre maggior importanza i mercanti e gli artigiani; queste categorie cominciarono a riunirsi spontaneamente in libere associazioni a difesa dei loro interessi e per sottrarsi all'arbitrio degli antichi signori, ottenendo riconoscimenti e protezione da parte del vescovo-conte. I poteri tradizionali persero dunque alcune delle loro prerogative, mentre un primo abbozzo di democrazia prendeva sempre più piede; ne erano escluse, come spesso accade, le classi più povere.
Ai conflitti interni si aggiungevano anche le guerre con i grandi feudatari, con l'imperatore e tra gli stessi Comuni; tra gli altri citiamo gli episodi di Pisa, che nel 1135 decreta la fine di Amalfi, e Milano, che nel 1158 attacca e rade al suolo Lodi, colpevole di essersi schierata con l'imperatore Federico Barbarossa (1152-1190). Nonostante i successivi accordi di pace con l'imperatore in seguito alla vittoria a Legnano (1176) di una lega "italiana", si venne determinando una situazione di instabilità politica che tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo rese precario il funzionamento delle istituzioni comunali e impossibile garantire l’ordine e la tranquillità. Per uscire da questo stato di crisi, molti Comuni, che fino ad allora erano stati retti dai Consoli (sec. XI-XII), espressione dell'aristocrazia cittadina, affidarono il loro governo a Podestà (sec. XIII) chiamati da un'altra città per avere la garanzia che fossero estranei (almeno in teoria) alle lotte locali. Neppure così però si riuscì a eliminare la crescente conflittualità.
Nel XIII secolo la grande borghesia, sentendosi economicamente forte, cercò di impadronirsi del potere, detenuto prevalentemente dagli aristocratici. Dopo fasi più o meno lunghe di conflitto, essa riuscì a imporre l'elezione di un Capitano del popolo, incaricato di tutelare i suoi interessi contro le prepotenze o gli abusi dei nobili, con l'assistenza di un Consiglio minore delle Arti e dei Priori, costituito dai capi di tutte le Corporazioni o Arti, e di un Consiglio maggiore o del popolo, di cui faceva parte tutta la borghesia cittadina. Questo nuovo tipo di governo comunale sanciva la definitiva affermazione della grande borghesia cittadina, che fondava il proprio potere sulla ricchezza e sul controllo economico esercitato mediante le Arti o Corporazioni di mestiere. Un caso a parte è quello di Venezia, dove l'unico ceto dirigente fu quello mercantile-marinaro e dove la struttura oligarchica si mantenne inalterata sino alla buifera napoleonica.
Con il tempo fu inevitabile l'espansione dei nuclei urbani verso le zone rurali circostanti, con episodi anche cruenti; il pesce grande fagocitò quello più piccolo senza rispetto per le realtà sociali ed economiche minori, minando i presupposti democratici su cui era nato l'istituto comunale. Nel XIII secolo si può dire che il sistema comunale nell'Italia centro-settentrionale fosse ormai al tramonto; in seguito alla fusione tra città e contado si erano infatti formati piccoli stati con poteri quasi sovrani, con leggi, moneta, tribunali ed esercito; si profila così il passaggio alla Signoria.
Cosa va sottolineato del fenomeno comunale? Prima di tutto il fatto che il potere dei nuovi ordinamenti cittadini (di tipo repubblicano) nacque dal basso, invece di provenire dall'autorità imperiale, dal Papa o dai potentati locali, e fu contraddistinto dalla lotta contro il potere nobiliare ed ecclesiastico, viziato dal privilegio e dall'abuso costante del potere. Inoltre, come accennato, il regime economico comunale, a differenza di quello essenzialmente agricolo del feudo, è di tipo commerciale e quindi basato sul denaro e sul lavoro, cosa che favorirà l'affermazione di una nuova classe sociale, la borghesia, protagonista dei secoli futuri.


Un abbozzo della situazione politica in Italia intorno all'anno 1000; buona parte della penisola era sotto il controllo, sia pur spesso contrastato, del Sacro Romano Impero.